Noi/Elisa Mazzoli/Sonia MariaLuce Possentini/Bacchilega Junior

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Questo albo illustrato è un regalo di una carissima amica. L’ho accolto felice e piena di curiosità,  dopo aver letto recensioni molto positive.
Devo essere sincera: la copertina un po’ mi respingeva. Un bambino girato di spalle sembra in qualche modo escluderci. Una piccola mano tesa gli offre una lumaca in segno di amicizia, ma rimangono come sospesi nell’aria esitazione, dubbio, diffidenza.
Un candore diffuso e gialle foglie di Ginko Biloba fanno da cornice.
Pochi elementi nelle tavole, solo natura e bambini, al fine di farci entrare più velocemente nella storia, senza orpelli, senza distrazioni.

Noi corriamo dappertutto.
Lui invece cammina a piccoli passetti.

Lui e loro. Loro fanno, giocano, ridono. Lui invece…
La storia è questa: lui è diverso, loro non lo vogliono. Occhione lo chiamano.

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Gli altri non solo lo isolano ma ne hanno paura e fanno fantasiose e grottesche ipotesi sul perché del suo occhio, così grande e ripugnante. Credono che mangi vermi perché scava buche in cortile, credono che sia stupido perché prende brutti voti a scuola.

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Sentiamo tanto dolore, solitudine, cattiveria.

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L’immagine dei bambini che lo scherniscono è un tuffo al cuore.  Una vaga inquietudine e un amaro senso di colpa si affacciano dentro di noi, che, forse, anche una sola volta nella vita, siamo stati quei bambini.

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Il gruppetto pare tanto crudele quanto compatto, ma ecco che appare una bellissima bambina bionda e ricciuta, che, infischiandosene delle prese in giro e degli stupidi coretti, si avvicina ad Occhione e gli domanda come si chiama.

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È come se si aprisse una piccola porta ma la risposta di Occhione è sottile e non viene udita.
Il bambino protagonista, diffidente fin dalla copertina, si ritrova solo con Occhione in cortile, durante una riunione dei genitori.
Ha paura e il cuore gli batte forte. Ma il branco è lontano, nessuno lo vede. Forse memore della bambina bionda, così audace e spavalda, si fa coraggio e si avvicina per osservare la lumaca.

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Che rivelazione!
Che verità inaspettata illumina il protagonista, appena lo sguardo va oltre le “foglie” che impedivano la vista.
Occhione ha un tesoro in tasca. Occhione sa un sacco di cose sui gasteropodi, sulle stelle, su un sacco di cose.
Amici segreti di notte gli lasciano tesori nascosti, e lui scava per ritrovarli e portarli alla luce.
Questo esercito sotterraneo gli infonde forza per combattere i nemici.
Che emozione forte ma dura pensare a un esercito immaginario che combatte contro i fantasmi (reali!) di una solitudine terribile causata da pregiudizi,  ignoranza,  paura.

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I due bambini cominciano a condividere giochi, pensieri, risate; a sorpresa condividono anche lo stesso nome, Filippo.

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Lui e loro è diventato noi, in un lieto fine dolce e amaro perché non sempre è così nella vita vera.
Questa storia profonda può essere letta in diversi modi, ma credo che il cuore pulsante  sia smuovere la coscienza in maniera pacata ma profonda.
La bionda bambina è il coraggio, che rompe il pregiudizio disperdendo il branco (cattivo perché spaventato a morte dal diverso). Filippo e Filippo si ritrovano più simili di quanto potessero immaginare, perché un piccolo passo può far sparire la spessa cortina della diffidenza e trasportarli in una dimensione completamente diversa, dove vincono condivisione e accettazione positiva.
Il tesoro di Filippo è quindi infinitamente arricchente per l’altro Filippo, in ogni senso.
E lo è anche per noi, se sapremo custodirlo con cura.

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