Il richiamo della palude/Davide Calì&Marco Somà/Kite

Qualche volta le immagini di un albo illustrato rimangono incastrate in un pensiero o in un ricordo, come a evocare un’esperienza lontana o confusa.
Pochi giorni fa camminavo con mia figlia in un parco facendo scricchiolare le foglie di fine inverno sotto le scarpe umide.

Il fruscio delle foglie e i maestosi alberi intorno a noi ci facevano sentire felici senza un perché, e guardando il viso della mia bambina ho rivisto il mio di trent’anni fa, arrossato e felice e colmo di piccoli ed enormi pensieri, buttati alla rinfusa come sassolini colorati.

E’ allora che ho pensato al viso di Boris e a tutte le radici che lo circondano in questo bellissimo albo. I rami sembrano radici, come se il prima e il dopo fossero separati da uno specchio di acqua umido e torbido, che svia, confonde, spaventa.

Un’apparente trasparenza lascia scorgere il sotto dal sopra e il sopra dal sotto ma il mondo di Boris è confuso.

Boris appartiene alla palude e ha le branchie, ma il destino con le sue strane e contorte vie lo conduce a due genitori “diversi”.
Potrebbe essere questa la percezione della diversità: non è Boris che ha le branchie, sono loro che non le hanno.

La nuova famiglia, piena di amore ed empatia, è porto sicuro e nido accogliente, ma il mondo è capovolto, l’acqua diventa ossigeno, la diversità diventa lontananza.

Una vita normalissima fatta di scuola e di giochi sommerge una verità tanto evidente quanto inevitabile: Boris appartiene alla palude, Boris ha bisogno della palude.

Un odore salmastro che ricorda la prima infanzia e una sete insaziabile spingono Boris a rimettere (letteralmente) i piedi in quella palude che forse è casa, che sa di casa.

Guardare l’altro e rivedere noi stessi, quale antico piacere è quello del (ri)conoscersi, quale atavico orgoglio trovare i propri tratti nelle fattezze di in figlio. Boris sembra cercare un suo simile in quel groviglio di radici, eterno simbolo di vita e continuità, bagnate da acqua salvifica ma anche salmastra, perché la sete di Boris non si placa ancora.

Un figlio che parte può lasciare un incredibile vuoto, le radici di Boris potrebbero capovolgersi e diventare rami e farlo volare via, per sempre.

I genitori di Boris non cercano di trattenerlo, semplicemente gli lasciano un unico messaggio.

Se tu sei felice dove sei, siamo felici anche noi.

L’amore non ha occhi ma solo cuore, “differenza” è una parola a volte priva di significato, perché ogni essero umano è unico e speciale.

Rivedersi nell’altro è facile se si sorride, ed è possibile farlo anche chiudendo gli occhi.

Boris, tra acqua e aria, tra radici e rami, non si sente ancora a casa. Solo il messaggio della sua  (unica) famiglia lo risolleva da un cupo e profondo viaggio nei meandri più silenziosi di una scura solitudine.

E il ritorno a casa è un sereno viaggio verso la parte più vera di Boris. Una chiazza di acqua sotto la bici è come una piccola lacrima dolce e amara. Perché l’amore fa anche piangere ma non per questo non gli corriamo incontro.

Vorrei imparare dalla mamma e dal papà di Boris a lasciare andare ciò che non è mio, ad avere rispetto e pazienza, a guardare da lontano e ad avere più fiducia in quelle giovani vite che così strettamente sono intecciate ma non certo incollate alla mia.
Parole profonde e immagini che profumano di sale e umida nostalgia mi hanno accompagnato in questo viaggio difficile.

Boris cercava la sua vera famiglia? Forse, o forse aveva solo bisogno di vedere con i suoi occhi il posto in cui era nato. Solo adesso penso alla parola “adozione”: questo albo non credo parli (solo) di questo; le parole e le meravigliose immagini parlano di amore, generosità e consapevolezza. 
Le splendide radici e il dolce viso di Boris mi fanno chiudere gli occhi e pensare ai giardini della mia infanzia, alle passeggiate arrabbiate e solitarie, alle porte socchiuse e alle parole non dette. E al tempo stesso mi sento figlia e madre, ma soprattutto penso che la “casa” possa essere in un luogo qualsiasi pieno di amore, anche in un messaggio segreto che nessuno mai leggerà perché nascosto in una bottiglia in fondo alla palude.
Benvenuto a casa piccolo dolce Boris.

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